Il restyling di un sito web conviene quando sotto la grafica vecchia c’è ancora qualcosa che funziona: contenuti che portano visite e pagine che Google già conosce. Quanto costa dipende da quello che si salva e da quello che si rifà.
Il punto di partenza è sempre lo stesso: hai già un sito, ma non ti rappresenta più. Lo rimettiamo in piedi senza buttare via quello che invece funzionava. La parte difficile è decidere cosa sta in quale gruppo, e di solito il sito stesso lo racconta, se lo si guarda bene.
Quando basta un restyling e quando conviene rifare tutto
Un segnale che riconosco subito è il sito che i tuoi clienti dicono di non capire. Se chi ti chiama ha sempre bisogno di chiederti informazioni che sul sito dovrebbero già esserci, la struttura non guida la lettura. Lo spazio e l’ordine delle pagine devono portare chi guarda da una domanda alla risposta, senza che debba cercarla.
Basta un restyling quando le pagine che ti portano clienti esistono già, hanno un buon posizionamento e il problema è l’aspetto o il modo in cui si usa il sito. Succede spesso con i siti nati qualche anno fa su un buon impianto, a cui hanno aggiunto pezzi uno alla volta finché è diventato un patchwork.
Conviene rifare da zero quando la base è appesantita. Un tema comprato che carica cento cose che non usi, pagine che nessuno sa più modificare senza rompere il resto. Qui il restyling diventa un modo costoso di verniciare un muro che cede.
Prima di scrivermi, fai una prova semplice. Apri il tuo sito dal telefono e prova a fare quello che farebbe un cliente: trovare un servizio e mandare un messaggio. Se ti ritrovi a pizzicare lo schermo per leggere o ad aspettare che una pagina carichi, hai già una parte della risposta. Poi chiediti se, guardando il sito, un nuovo cliente capirebbe chi sei. Se la risposta è no, il problema sta nel contenuto e nell’immagine, e lì un restyling fa la differenza.
Come lavoro un restyling, dall’analisi ai redirect
Parto dall’analisi. Guardo il sito che hai e cerco cosa porta visite e cosa non lo vede nessuno. Poi decido con te cosa va salvato. Dopo viene il design: ti mostro la nuova versione prima che esista, e se qualcosa non ti torna lo dici e lo cambiamo.
Poi c’è la migrazione, cioè il trasferimento dei contenuti nel nuovo sito, pagina per pagina. Ultimo passaggio, e quello che molti dimenticano: i redirect. Ogni vecchio indirizzo va puntato al suo corrispondente nuovo. Se salti questo passaggio, Google trova pagine rotte dove prima c’erano contenuti e il posizionamento che avevi costruito se ne va.
Rifare il sito web senza perdere il posizionamento su Google
La paura più diffusa è questa: rifaccio il sito e sparisco da Google. Può succedere, quando il lavoro è fatto male. Si evita tenendo gli stessi indirizzi dove ha senso e mandando i vecchi ai nuovi dove cambiano. Dopo la messa online controllo in Search Console che nessuna pagina importante risponda con un errore.
Un restyling fatto bene spesso migliora le cose, perché un sito più veloce e più chiaro piace anche a Google. Il guadagno lo vedi nei mesi dopo, non il giorno stesso, quindi serve un po’ di pazienza. Nel frattempo il sito si lascia usare meglio da chi lo visita, e questo si vede subito nelle richieste che ricevi. Quando il sito gira su un WordPress pulito, il lavoro tecnico è anche più rapido.
Esempi di restyling che ho seguito
Il restyling della Pasticceria Lunetta, a Bergamo, è nato da una richiesta chiara: un sito moderno, con colori lontani da quelli delle pasticcerie classiche. Ho dato più spazio alle immagini che ai testi, perché i dolci non si leggono, si guardano, e ho scattato io le fotografie cercando la luce giusta per la sfogliatura di un croissant.
Lo Studio Sallorenzo è un altro caso: un sito che deve raccontare un’idea di odontoiatria attenta alla persona e il meno invasiva possibile. Sono due restyling molto lontani come tono e identici nel metodo: si parte da chi sei e poi si arriva allo schermo.
Quanto costa un restyling e cosa aspettarti dopo
Il prezzo di un restyling cambia con la quantità di lavoro tecnico: quante pagine vanno migrate e quanto è sporco il codice di partenza. Per questo non ti do una cifra a occhio senza aver visto il sito. Dieci pagine in una sola lingua si migrano in un modo, un catalogo prodotti in tre lingue è un lavoro diverso, e il codice di partenza può far risparmiare ore oppure rubarle. Quando la dò, separo le voci, così sai cosa stai pagando e puoi confrontarla con altri preventivi.
Dopo la messa online restano l’hosting, che come riferimento sta attorno ai 120 euro l’anno, e la manutenzione standard da 360 euro all’anno, con backup e ripristino. Se vuoi capire meglio come ragiono su questo servizio, trovi la pagina dedicata al restyling. Se invece hai già un sito in mente da ripensare, scrivimi dai contatti e mandami l’indirizzo: lo guardo e ti dico con franchezza se basta un ritocco o se conviene ripartire.